INCONTRO CON L'ON. ALESSANDRO BATTILOCCHIO

Una bella giornata quella di oggi in compagnia dell'On. Alessandro Battilocchio (il secondo da sinistra nella foto, insieme a Mauro Graziotti, Mirco Giubilei e Ferdinando Mancini).
Ho conosciuto Alessandro circa un anno fa nel corso di una sua iniziativa di campagna elettorale (allora si votava per le Regionali) a Cortona. Alessandro Battilocchio è ancora poco conosciuto dal grande pubblico, ma meriterebbe di certo il massimo della considerazione. E' entrato in Politica praticamente da bambino a soli 19 anni è stato eletto al Comune di Tolfa (Roma), ricoprendo subito l'incarico di Assessore alla Cultura, Turismo e Spettacolo. Quattro anni più tardi, dunque a soli 23 anni, è stato eletto Sindaco di Tolfa, diventando il Sindaco più giovane d'Italia. Nel 2004 infine ha ottenuto un gran numero di preferenze diventando, a soli 27 anni, il più giovane Deputato del Parlamento Europeo. Da allora Alessandro Battilocchio è stato in assoluto il deputato che è intervenuto il maggior numero di volte nell'Assemblea (in netta controtendenza rispetto al noto assenteismo dei suoi colleghi italiani), distinguendosi in una serie di iniziative e proposte di grande impatto. Si è interessato delle procedure di ingresso nell'Unione Europea di Turchia e Romania, della Costituzione Europea e delle sue necessarie modifiche dopo le bocciature subite in Francia e Olanda, dei diritti civili in Georgia e Ucraina, delle Politiche per l'occupazione, del tessile e della minaccia cinese, della prevenzione del mobbing, della promozione del turismo e del rapporto tra Scuola e Europa. Nell'incontro di stamattina si è parlato ampiamente di temi locali e di un rapporto con l'Unione Europea che potrà essere di grande utilità in vista della nuova Amministrazione Comunale di Sansepolcro. Una terra come la Valtiberina, priva da troppi anni di referenti persino a Firenze, grazie all'amicizia di questo giovane e capace amministratore, trova dunque un referente eccellente addirittura a Strasburgo. La giornata è proseguita con un pranzo indimenticabile, come lo sono tutti quelli da Alessio Uccellini al Ristorante Fiorentino...se vi capita di andare da lui vi consiglio i ravioli alle castagne...divini! Verso le 16, dopo un giro per le Fiere di Mezzaquaresima, il tour dell'Europarlamentare è proseguito a Monterchi con la doverosa visita alla Madonna del Parto e un breve incontro con il Sindaco Massimo Boncompagni.
Alessandro è dunque partito alla volta di Montevarchi dove ha tenuto un comizio alle 18, quindi stasera sarà a Prato e verso la mezzanotte incontrerà i giovani di Civitavecchia in una nota discoteca della città...giornata densa d'impegni dunque per questo giovane amministratore che si divide tra i doveri di Sindaco tuttora in carica a Tolfa (consigliata la visita alla Città ovviamente) e quelli di Europarlamentare nonché capogruppo del suo Partito in tale sede (non dico il nome del Partito in ossequio all'odiosa par condicio).
Alessandro Battilocchio ha promesso agli amici di Sansepolcro di tornare presto, probabilmente già il mese prossimo. Ti aspettiamo Alessandro!

Sansepolcro, 1 Aprile 2006

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1 APRILE 2006: L'ON. BATTILOCCHIO A SANSEPOLCRO, MONTERCHI E MONTEVARCHI

Sabato 1 Aprile l’On. Alessandro Battilocchio, europarlamentare del Nuovo PSI, sarà in provincia di Arezzo per incontri con i cittadini per la campagna elettorale della lista DC – Nuovo PSI alle prossime elezioni politiche del 9 10 Aprile.
Alle 11,00 a Sansepolcro presso la sala della Comunità Montana ci sarà la presentazione del programma e dei candidati della provincia di Arezzo: Mauro Graziotti, Paolo Benelli, Giancarlo Giusti per la Camera dei Deputati e Marcello Cartocci per il Senato.
Nel primo pomeriggio L’on. Battilocchio incontrerà alcuni operatori economici.
La giornata sarà anche occasione per confrontarsi sui temi di interesse locale e delle elezioni amministrative della città di Sansepolcro.
Alle ore 15,00 l’on. Battilocchio sarà a Monterchi per una visita al paese e alla Madonna del Parto.
Alle ore 17,30 a Montevarchi presso l’hotel Delta l’on. Battilocchio presenterà i candidati alle politiche e alle amministrative della città.

Mauro Graziotti
(Segretario prov.le NUOVO PSI)
tel. 3495631786
E-Mail graziotti@inwind.it

 

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PSI+DC

Programma CdL / Meno di 20 pagine e 10 punti. Anche una basic tax per giovani e anziani.

Venerdí 24.02.2006 17:31

Prosecuzione della riduzione del cuneo fiscale, già avviata dal governo attuale con una riduzione al ritmo di un punto all'anno. E' questo uno dei passaggi contenuti nel programma della Cdl. Al terzo punto del programma, relativo allo "sviluppo economico e competitivita" è prevista anche la detassazione del lavoro straordinario e la detassazione degli utili investiti in attività tecnologicamente avanzate (la cosiddetta Tremonti ter). Tra le novità dedicate alle imprese anche l'obbligo del versamento dell'iva solo dopo aver ricevuto la fattura. Sul fronte del lavoro, ha annunciato il premier, si conferma l'impegno per "almeno un milione di posti di lavoro in più nei prossimi 5 anni" e il varo di una nuova legge per le professioni. Un grande patto tra Stato, Regioni, Province, Comuni, risparmiatori e investitori che produca, attraverso i suoi effetti, un punto di Pil di minore spesa pubblica e un punto di Pil di maggiore crescita. E' questo uno dei punti qualificanti del programma della Cdl, sotto la voce ''finanza pubblica'', che il presidente del Consiglio ha illustrato oggi alla stampa. Questo "grande e libero patto" spiegano gli esponenti della CdL, sara' un patto teso a realizzare il federalismo fiscale solidale, sarà un patto che "riduca il debito dello Stato mettendo sul mercato una quota corrispondente di patrimonio pubblico (con la conseguente riduzione di quei 6 punti di Pil che oggi paghiamo come interessi per il servizio del debito). Ancora, continuano un patto che "offra a risparmiatori e investitori la migliore opportunità di impiego dei loro capitali". I leader politici e tutta la coalizione della CdL, si attendono, dalla sottoscrizione di questo grande accordo, "l'abbattimento del debito pubblico, un minor costo del debito pubblico residuo, una maggiore trasparenza ed efficienza della spesa pubblica e, in conclusione, il rilancio dell'economia". In sostanza, dicono quantificando numericamente gli effetti finali attesi, "il risultato positivo che ci attendiamo è stimabile nei termini di un punto di Pil di minore spesa pubblica e di un punto di Pil di maggiore crescita". La CdL non ha dubbi, "sommando questi effetti con l'azione già avviata contro l'evasione fiscale, possiamo tranquillamente dire che tutte le ipotesi da noi fatte di intervento sulla finanza pubblica, nel nostro programma, siano ampiamente coperte".

 

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DE MICHELIS A CRAXI:

Ma quale azione politica mirata! Il garofano è semplicemente il simbolo del Nuovo PSI

''Ma quale azione politica mirata! Semplicemente il garofano è il simbolo del Nuovo Psi e lui non avrebbe dovuto usarlo per il suo contrassegno elettorale...''. Gianni De Michelis risponde così a Bobo Craxi che, commentando la 'bocciatura' del simbolo elettorale con il quale intendeva presentarsi alle elezioni nelle fila del centrosinistra, ha parlato di ''azione politica mirata'' contro di lui. ''Avrebbe dovuto pensarci prima - prosegue De Michelis - lo sapeva benissimo che non avrebbe dovuto usare il garofano che è il simbolo del Nuovo Psi. Lui ha deciso di fare questa scissione con una sparuta minoranza...Bene, ora è inutile però che faccia la vittima''. ''Se avesse fatto subito un altro tipo di simbolo - sottolinea l'esponente socialista - non sarebbe successo nulla. Nessuno ha negato a nessuno il diritto di presentarsi autonomamente. E' solo che ognuno deve presentarsi  con la propria faccia e non con quella degli altri. Tutto qui”

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Il Garofano Rosso: tangentopoli a senso unico

 

QUEI DEBITI RIPIANATI CON LE CASE
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Nel 1999, indagando sulle coop rosse, aveva scoperto che il Pci-Pds possedeva immobili per mille miliardi di lire, intestati a prestanome. Oggi dice: «Con quei soldi il partito ha riempito il buco dei suoi bilanci. E io mi ero limitato al Veneto: ma la vera ricchezza era altrove».
di MAURIZIO TORTORELLA
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E’ uno dei pochi pubblici ministeri italiani che hanno indagato sulle coop rosse e che possono dire dì avere ottenuto qualche serio risultato: Car­lo Nordio, sostituto procuratore di Vene­zia, nel 1999 aveva chiesto il rinvio a giu­dizio di oltre 100 amministratori di coo­perative venete, finite sotto inchiesta per associazione a delinquere, falso in bilan­cio, bancarotta, finanziamento illecito del Pci-Pds. «Gli indagati» ricorda oggi Nordio a Economy «furono quasi tutti con­dannati o patteggiarono la pena».
Dottor Nordio, otto anni fa lei aveva accertato l’esistenza di un immenso patrimonio immobiliare fittiziamente intesta­to a prestanome, ma in realtà riconduci­bile al Pci-Pds: quanto valeva? Circa mille miliardi di lire. Per la veri­tà, il patrimonio fu scoperto dalla procu­ra di Milano, che già nel settembre 1993 aveva fatto perquisire Botteghe Oscure e vi aveva trovato una stanza piena di fa­scicoli relativi agli immobili posseduti. Ma non si procedette al sequestro e il giorno dopo i fascicoli erano stati fatti sparire. Questo è emerso al di là di ogni dubbio o contestazione. Lei ipotizza che quell’immenso patrimonio sia stato poi «incamerato» dalle cooperative rosse? Io non ipotizzo nulla. I dati erano questi: trovammo migliaia di immobili inte­stati a persone fisiche, fedeli militanti del partito, che ne era il vero proprietario. Il Pci-Pds si giustificò di questa interposi­zione fittizia dicendo che non avrebbe po­tuto iscrivere gli immobili a bilancio. Ma la circostanza ovviamente non era vera: anzi, avrebbe potuto e dovuto. Come si conclusero le indagini? L’aspetto giuridico era controverso: avremmo potuto contestare il falso in bilancio sulla costituzione societaria. Ma poi questo aspetto è stato modificato e abrogato. Quindi penalmente non c’era nulla. Resta il dato, politico ed econo­mico, che il partito non ha mai spiegato come fosse venuto in possesso di questo gigantesco patrimonio, con quali soldi lo avesse acquisito e perché lo avesse tenuto nascosto. Che cosa ha pensato quando nell’estate scorsa è stata lanciata l’Opa miliardaria di Unipol sulla Bnl? Nulla: primo perché ero in vacanza, secondo perché non sposo le mie inchieste e ormai delle cooperative non mi in­teressavo più. E che cosa ha pensato quando, in dicembre, si sono scoperti i conti esteri, e milionari, dei due uomini al vertice di Uni-poi: Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti? Esattamente lo stesso: nulla. Nemmeno quando poi sono emersi rapporti stretti fra Consorte e il teso­riere dei Ds, Ugo Sposetti, o quelli con Piero Fassino? Qui l’interesse si è ridestato: perché mi ricordavano le mie inchieste e le mie durissime critiche sull’abuso delle intercettazioni telefoniche. Quelle su Fassino, nemmeno depositate, sono vergognose. Ma censurabili sono quelle che polizia e magistrati inseriscono negli atti senza che abbiano rilievo probatorio. Ci sono differenze tra le coop sotto in­chiesta dieci anni fa e quelle di oqqi? Credo che oggi il vincolo economico e finanziario tra coop e Ds si sia molto affievolito. A quell’epoca, invece, era as­solutamente organico. Ma dieci anni fa le coop come finanziavano il Pci-Pds? In modo diretto e indiretto. Le coop avevano una riserva rigorosa di appalti pubblici, frutto di accordi politici spartitori a livello nazionale e regionale. In questo senso non c’era alcuna differenza tra Dc, Psi e Pci: si erano divisi equamente tutto, con qualche briciola per gli alleati minori: Dc e Psi sponsorizzavano le im­prese amiche, il Pci le coop. Ma i finanziamenti erano diversi. Perché? Alla Dc e Psi arrivavano contributi in denaro, con i quali si pagavano i funziona­ri e le altre spese. Nel Pci i funzionari era­no pagati dalle coop, ma lavoravano per i! partito. Il risultato finale è identico, però lo strumento è diverso. E lo è anche dal punto di vista penale: la mazzetta integra il reato di corruzione, il sistema del Pei no. Un altro modo era quello della pubblicità inesistente: le coop pagavano cifre enormi per farsi pubblicità sui giornaletti dei partito. Spesso le inserzioni, pagate, non ve­nivano neanche pubblicate. Giuliano Peruzzi, il consulente finanzia­rio che fu uno dei suoi testimoni, sostene­va che nel 1991 l’Unipol finanziaria e altre coop attraversavano una «paurosa crisi finanziaria». Com’è stata ripianata, tanto da consentire all’Unipol l’Opa su Bnl? Sulle vicende attuali non voglio e non posso rispondere: perché non ne ho conoscenza diretta e per rispetto verso i procedimenti in corso. Nella mia emerse che il Pci-Pds aveva iniziato il risanamento dei debiti conferendo il suo immenso patrimonio immobiliare nella società Beta, che ne avrebbe garantito la solvibilità. Ma io non indagai oltre in quel settore, perché esulava dalla mia competenza. Vorrei ricordare, però, che ancora oggi si dice che io indagai per anni sulle

finanze del Pci-Pds ma non trovai nulla. A parte il fatto che trovammo molto, io mi limitai a indagare sulle cooperative agricole del Veneto, che per operazioni e sviluppo territoriale erano secondarie rispetto alle grandi coop edilizie di altre regioni. E lei come provò ì legami tra coop e Pds? Interrogando i protagonisti e acquisendo gli organigrammi. Risultò che i vertici delle coop erano di rigorosa nomina politica e che quasi sempre, dopo un’esperienza al vertice di un’azienda, il funzionario rientrava nel partito. Era un rapporto, come si disse, «organico». Rileggendo le sue carte di anni fa compaiono storie che ricordano quelle di oggi: come quella di Renato Morandina, che riceve dalla Fiat 200 milioni di lire su due conti svizzeri e, scoperto, giura che sono compensi per consulenze e che il partito non c’entra. Un Consorte ante litteram? Di Consorte non posso dire nulla. Di Morandina è stato accertato che un alto dirigente della Fiat gii aveva pagato in Svizzera, in quanto esponente del Pci, due tranche di 100 milioni di lire per una «consulenza». Morandina era un mode-sto maestro elementare, ma era anche il «cassiere» del partito e non aveva alcuna competenza tecnica. La consulenza non fu mai trovata perché non era stata mai fatta. Tuttavia Morandina non toccò mai quel denaro, che in effetti non era suo. Quando vennero scoperti i due conti, Morandina si precipitò a ritirare i soldi, li restituì, evitò l’arresto, però disse che erano soldi suoi. Ma, allora, perché restituirli? In realtà, nei pochi casi acclarati di finanziamento diretto al Pci-Pds, il sistema era sempre lo stesso e ben collaudato: un versamento estero su estero, in conti separati, con successiva confluenza in un terzo conto diverso. Onore all’onestà dei militanti, però: nessuno di loro ha mai fatto la cresta. Quanto a Consorte, ognuno può vedervi le analogie che crede. Consorte è stato allontanato dall’Unipol, ma non è mai stato «rinnegato» dal partito. Anzi, tra i Ds c’è chi lo ha difeso. La sua sorte non ricorda quella riservata al funzionario del Pci torinese, Primo Greganti? Greganti fu accolto come un trionfatore e anche questo smentiva la sua difesa. Se avesse incassato soldi millantando credito e spendendo fraudolentemente in nome del Pci sarebbe stato, ragionevolmente, cacciato con ignominia dal partito. Perché dieci anni fa è stato tanto difficile indagare sul finanziamento illecito del Pci-Pds, e oggi sui conti dei manager della cooperazione? Per due ragioni. La prima: il sistema di finanziamento occulto del Pci era completamente diverso da quello degli altri partiti, anche se ubbidiva a una logica uguale. Una cosa è ricevere una mazzetta, e con quella pagare   gli stipendi dei funzionari di partito,un’altra è ricevere in prestito i lavoratori, i cui stipendi vengono pagati dalle coop. Anche l’impatto mediatico della notizia è diverso. La seconda è l’assoluta mancanza di collaborazione: non è vero che la procura di Milano abbia usato due pesi e due misure. Ha tenuto in cella Greganti per mesi, ma non gli ha scucito una parola. Gli hanno trovato i denari, e lui ha detto che con quelli si era comprato una casa. Verissimo. Sarebbe semmai interessante vedere se non si tratti di una delle tante case intestate ai militanti, ma di proprietà del partito. E con le quali, appunto, si stanno ripianando i suoi debiti. (Fonte: ECONOMY) 

 Bologna, 2 febbraio 2006.

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Il Garofano Rosso: P.S.I. ieri e domani

19 gennaio in ricordo di Bettino Craxi

Noi vogliamo commemorare Craxi, lo statista, il socialista, l'uomo. Non intendiamo rinfocolare delle polemiche ma non accettiamo neanche di lasciare passare il concetto che il P.S.I. e Craxi vengano ricordati quale simboli di tangentopoli. Craxi fu uno statista di livello internazionale. Capì che il nostro paese andava ammodernato e lavorò in tal senso. Si battè a fondo per le riforme, per i diritti civili, per la giustizia sociale contro i conservatorismi sia di destra che di sinistra. Collocò, in tempi difficili, il Partito nell'alveo del socialismo riformista, democratico e liberale l'unico che ha retto il confronto con la storia. L'autonomia del suo partito (dal PCI) e l'indipendenza del suo paese furono sempre salvaguardati (Sigonella). Gli italiani, quegli italiani che Craxi ha sempre amato anche se lo hanno costretto a morire in esilio, hanno un debito morale con lui. Certo come tutti gli essere umani fece anche errori ma nella sua storia e nella storia del P.S.I. troviamo errori, mai orrori. Ora si parla di riabilitazione, forse questo vale per i suoi carnefici, certamente non per noi. Per noi socialisti vale il detto "passare sopra le cose è da saggi, dimenticarle è da sciocchi"; sarà che abbiamo memoria molto lunga! E non ci vengano a dire che ci fu giustizia giusta. E non ci vengano a dire che ci fu finanziamento illecito, che certamente c'era, solo per i partiti di governo! C'è stata una astuta sincronia politica-mediatica-giudiziaria che ha "fatto fuori" chi aveva garantito al paese 50 anni di libertà e di progresso. Sono stati massacrati i partiti veramente democratici, ora ne raccogliamo i frutti!

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De Michelis non ha mai smesso di essere il Segretario del Nuovo PSI

Bobo mediti su errori compiuti. E non persista su scissione

 

Con una nuova sentenza, assunta in Camera di Consiglio, il Tribunale di Roma ha preso atto delle buone ragioni di Gianni De Michelis, riconosciuto Segretario del partito e titolare del simbolo". Lo rende noto, in un comunicato,l'ufficio stampa del partito. "La precedente ordinanza, che si muoveva in senso contrario, è stata revocata. La Segreteria Nazionale del Nuovo PSI - si legge nel testo - esprime l'apprezzamento per l'azione della magistratura romana che, con grande celerità e scrupoloso senso di giustizia, ha ristabilito la verità dei fatti". "Il Congresso del 21 ottobre 2005 - deducono quindi i socialisti - non si era mai aperto a causa dell'azione ostruzionistica sviluppata dalla minoranza del Partito. Non poteva pertanto produrre gli effetti da questa desiderati. " Tutto ciò conforta i militanti socialisti ai quali va riconosciuta la forza con cui, anche nei momenti più difficili, hanno saputo resistere alla tentazione del disimpegno. Rivolgiamo quindi un invito pressante allo stesso Bobo Craxi - si conclude il documento - affinché mediti sugli errori compiuti, non persista sulla strada della scissione e torni nella casa socialista. La lunga tradizione del partito è tale da poter consentire al proprio interno posizioni politiche differenziate anche di minoranza, nel rispetto delle regole democratiche che lo contraddistinguono".

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NUOVO PSI - DE MICHELIS VINCE IL RICORSO

Il Tribunale civile di Roma ha accolto il reclamo dei Socialisti di Gianni De Michelis, sulla titolarità del simbolo del garofano, superando quindi il dispositivo precedente che attribuiva ai socialisti di Bobo Craxi "la titolarità legale del nome e del simbolo". "De Michelis è stato riconosciuto segretario" Lo comunica una nota del partito. Bobo ha sostenuto che l'ordinanza "di fatto non cambia nulla". "Presenteremo una lista socialista nel centro sinistra e siamo mobilitati per la manifestazione a Roma del 27/1 con Prodi".
dal televideo del 25.01.06

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I MIGLIORI SI RISCOPRONO NORMALI
lo scandalo Unipol, le intercettazioni a Fassino e la fine di un’era

 

“Loro rubano ma noi no, siamo diversi, noi siamo migliori”. Lo diceva con orgoglio accolto da applausi scroscianti Achille Occhetto, ai tempi segretario nazionale dei DS, nella calda estate del 1992 ovvero in piena tempesta-Tangentopoli. A colpi di avvisi di garanzia veniva abbattuta un’intera classe politica, venivano messi nel tritacarne i partiti che avevano costruito quell’Italia imperfetta, ma ancora capace di guardarsi allo specchio, lusso che oggi ci possiamo permettere con crescente fatica. Poche settimane prima, il 3 luglio 1992, Bettino Craxi aveva pronunciato alla Camera un discorso che resterà nella storia politica e giudiziaria del nostro Paese, di cui riporto alcuni passaggi particolarmente significativi: "C'è un problema di moralizzazione della vita pubblica che deve essere affrontato con serietà e con rigore, senza infingimenti, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida spagnolesche. [...] Bisogna innanzitutto dire la verita' delle cose e non nascondersi dietro nobili e altisonanti parole di circostanza che molto spesso e in certi casi hanno tutto il sapore della menzogna. Si e' diffusa nel paese, nella vita delle istituzioni e della pubblica amministrazione, una rete di corruttele grandi e piccole che segnalano uno stato di crescente degrado della vita pubblica, uno stato di cose che suscita la piu' viva indignazione, leggittimando un vero e proprio allarme sociale, ponendo l'urgenza di una rete di contrasto che riesca ad operare con rapidita' e con efficacia.[...] E tuttavia, d'altra parte, cio' che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, e' che buona parte del finanziamento politico e' irregolare od illegale. I Partiti specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attivita' propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche e operative, hanno ricorso e ricorrono all'uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest'aula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo (ndr. nessuno si alzo'): presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro". Bettino Craxi, che di lì a poco verrà travolto egli stesso dallo scandalo e che fuggirà nell’esilio di Hammamet, apriva le porte alla “grande confessione” di un sistema politico malato e corrotto, dai legami inconfessabili con le sfere della finanza. Qualche mese fa Berlusconi propose una regolamentazione più severa sulle intercettazioni telefoniche e sulla pubblicazione delle stesse a mezzo stampa. Si sollevò subito il polverone dei “migliori”, che gridarono subito al tentativo di insabbiamento del Premier. C’è stato poi il caso-Fazio, un Governatore il cui incarico a vita andava certamente revocato, ma non così. Di fronte al Mondo intero noi siamo una Nazione che ha avuto per anni un Governatore  di cui tutti si fidavano e che all’improvviso è stato accusato di tutto e del contrario di tutto fino alle inevitabili dimissioni. Oggi le intercettazioni riguardano da vicino il segretario diessino Fassino e allora la musica cambia, serve moderazione, non ci devono essere strumentalizzazioni, bisogna fare politica ne Aule Parlamentari e non in quelle Giudiziarie. Forse gli ex “migliori” hanno capito davvero che la Politica si deve tornare a farla con le proposte, i programmi, gli impegni precisi e concreti, ma non con le accuse alla Travaglio? La sinistra dei Beppe Grillo, dei Luttazzi, dei Santoro che per anni hanno pontificato sulla superiorità morale della propria parte cos’ha da dire oggi? E’ la fine di un’era, ammesso che ci fosse ancora chi pensava davvero che questa superiorità fosse reale... Siamo appena a gennaio ed è facile prevedere che nei prossimi tre mesi di campagna elettorale assisteremo a tali e tanti colpi bassi che già oggi viene da vergognarsi dell’attuale classe dirigente, indipendentemente dalla collocazione nello scacchiere politico e dalla veridicità delle accuse mosse a questo o a quello. Ancora una volta la Politica usa come strumento di lotta le toghe dei Magistrati e questo non è degno di una Nazione civile. Abbiamo sbagliato una volta, non ripetiamo l’errore. Chi ha sbagliato deve pagare, fosse anche un leader importante, ma un conto è moralizzare la Politica, altra cosa è distruggerla come si tentò di fare nei primi anni ’90. Chi allora fu spazzato via non cerchi ora vendette che servirebbero solo all’appagamento personale o di parte, ma comprometterebbero solo ulteriormente il suo Paese. La Magistratura faccia il suo corso regolare, senza clamori né tintinnii di manette...suoni degni del Far West e non dell’Italia.

Mirco Giubilei

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l Garofano Rosso: l’ attualità politica

 

Per i Radicali l'unità socialista è una supercazzata

 

Leggo su “Il domani socialista”, organo, a quanto pare, dell’Associazione “Socialismo è libertà” di Formica e di una associazione per il Pse, una dichiarazione davvero condivisibile di Daniele Del Bene a proposito di una dichiarazione di un dirigente nazionale radicale che ha definito, in una circolare ufficiale interna, l’unità socialista “una supercazzata da evitare”. Tale è evidentemente l’opinione, peraltro neppure nascosta da precedenti prese di posizioni di Pannella e della stessa Bonino. Da evitare era dunque una scissione fondata sulla necessità, attraverso la scelta unilaterale della lista unitaria con SDi e radicali, di fare l’unità socialista. Non so cosa pensi Boselli di questa offesa alla sua storia e a quello che pareva essere il suo obiettivo, sia pur subordinato alla rottura della lista prodiana. Vorrei leggere qualcosa di chiaro da Bobo e da Saverio Zavettieri. Se non vogliono essere schiavi di una politica che nulla ha a che vedere con l’unità socialista dove si rifugeranno? Possono tornare indietro e ammettere di avere sbagliato. Cosa che in politica è assai complicata. Darebbero però un segno di onestà intellettuale. Non si può rompere un partito, infatti, in nome di una supercazzata. Mauro Del Bue

 

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“Gli Enti locali taglino gli sprechi e salvino il sociale”

da l’Avanti!

 

 

Se gli Enti locali riusciranno a ridimensionare gli sprechi il sociale non subirà contraccolpi. Sulla sanità meglio non perdere tempo, serve un confronto urgente con il ministro della Salute per decidere come distribuire le risorse a disposizione. Per quanto riguarda la legge finanziaria in generale, le risposte sono positive anche perché, nella situazione attuale, “non si poteva fare di più”. A dire la sua sulla manovra economica è il segretario generale della Fpl, Federazione Poteri locali della Uil, Carlo Fiordaliso.Gli Enti locali sono molto critici. Come interpreta le ragioni del malcontento? “Le difficoltà che tutte le economie occidentali attraversano sono note. C’è bisogno di risparmiare soprattutto sulle voci non di prima necessità per i cittadini: manifestazioni effimere, consulenze, apparati, auto blu. Se gli enti locali riusciranno ad agire seriamente sugli sprechi le spese per il sociale non ne risentiranno. Nei piccoli Comuni poi è possibile procedere con decisione al recupero dell’Ici evasa o elusa, recupero che non ci risulta sia fatto con la dovuta fermezza. D’altro canto, l’autonomia impositiva di Comuni e Regioni richiede una chiara assunzione di responsabilità nell’individuazione delle priorità più utili per i cittadini”.C’è anche il problema delle Comunità montane. “In Italia molti si dicono riformisti salvo poi, alla prova dei fatti, verificare che quando ci sono da compiere scelte coraggiose quasi tutti optano per la conservazione. Le Comunità montane, come del resto le Province, in molti settori rappresentano una duplicazione di intervento rispetto a Comuni, alle stesse province e alle Regioni. Penso che un sistema imperniato su Asl, Comuni e Regioni possa risultare adeguato e meno oneroso per le prerogative da assicurare. Ovviamente ricollocando adeguatamente dipendenti e professionalità”.Fiordaliso, come si immaginava quest’anno la legge finanziaria?“Nelle condizioni date non mi aspettavo di più circa l’impianto generale. È necessario reperire risorse aggiuntive per chiudere celermente tutti i contratti del pubblico impiego, su questo non ci sono dubbi. Sulla famiglia, invece, apprezzo le misure che vanno nella direzione auspicata, anche se non bastano a soddisfare i molteplici bisogni di ogni singola comunità familiare. Riteniamo vada affrontata la questione della non-autosufficienza con l’introduzione di una tassa di scopo finalizzata a favorire le condizioni di migliore vita e di partecipazione alla vita di coloro meno fortunati che, si badi bene, non sono solo anziani”.Come valuta i risultati raggiunti sul versante della sanità?“Mi sembrano buoni. Il problema riguarda prevalentemente il contesto dell’utilizzo dei fondi assegnati e quindi di una razionalizzazione del settore che porti decisivi elementi di economicità, di efficienza e di efficacia. Solleciteremo comunque a breve un incontro con il ministro della Salute per la definizione del Piano sanitario nazionale”. Quali sono le richieste principali del sindacato?“Riteniamo che in ogni Regione debbano esserci almeno uno o due punti di eccellenza che siano di richiamo per gli utenti di altre Regioni. Questo permetterebbe di ridurre di molto la migrazione per motivi sanitari. Inoltre, siamo fermamente convinti che la maggiore attenzione verso la prevenzione sia una scelta obbligata che tra l’altro non richiede l’impiego di grandissime risorse economiche ma permette di verificare la reale volontà di pervenire a un sistema efficiente”. Non occorre puntare anche su educazione e formazione? “Certamente, considero importante investire sull’educazione scolastica. Bisogna favorire una nuova cultura dell’approccio alimentare per correggere errati stili di vita (obesità), applicare pienamente in tutti gli ambienti di lavoro la legge 626/94 sulla sicurezza e prevenzione, facilitare e semplificare l’accesso alle prestazioni sanitarie nazionali. Questi sono solo alcuni degli argomenti sui quali poterci misurare nell’immediato futuro. Se aggiungiamo anche le spese inutili per consulenze, esternalizzazioni varie spesso più costose della gestione diretta dei servizi, e se pensiamo che i cittadini pagano una organizzazione del lavoro insostenibile con una media di un dirigente ogni quattro addetti, si capisce quanto le risorse siano più che altro mal utilizzate. Ma a risolvere questa mole di problemi certamente non può essere il sindacato”.

 

Sabrina Trombetti

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Il Garofano Rosso: l’attualità istituzionale

 

Riformismo e Alta velocità. Mauro Del Bue

 

Sono pienamente condivisibili le preoccupazioni che i cittadini della Val di Susa continuano a esprimere attorno a una delle opere più potenzialmente invasive che l'Italia abbia mai conosciuto qualè la ferrovia dell' "alta velocità" che dovrà congiungere Torino e Lione. E la necessità di fornire tutte le garanzie al riguardo è un dovere dei tecnici e dei politici. E' difficile immaginare che una protesta così massiccia sia solo il frutto di una strumentalizzazione o di un abbaglio. Evidentemente non tutte le garanzie sono state date nel modo dovuto e con la necessaria coerenza di comportamento. Esse vanno fornite con trasparenza e linearità. Anche quando i dati tecnici ed economici circa la necessità della ferrovia e gli effetti positivi che tale importante infrastruttura determinerà per il nostro Paese, possono essere ritenuti assolutamente convincenti, la politica può rovinarli, manipolandoli in nome del tentativo di suscitare il consenso. E' assurdo contestare in sé l'alta velocità, che tra i tanti suoi compiti ha proprio quello di favorire un minor tasso di inquinamento nel passaggio dal trasporto su gomma a quello su ferro, e l'Italia non può assolutamente, e ogni persona dotata di buon senso lo capisce, restare fuori da un circuito europeo che attraverso il potenziamento del sistema ferroviario tende a economicizzare il trasporto delle merci rendendolo anche più veloce. Non credo poi esistano problemi di impatto ambientale particolari nel tracciato stabilito che è stato studiato da tecnici capaci e responsabili. Il problema di fondo è duplice e consiste nella capacità di favorire risposte omogenee e di saper mantenere le posizioni. Ancora una volta la sinistra italiana si divide proprio su questo. Diciamo allora che mentre la sua parte riformista, compresa quella che si impernia sulle massime istituzioni piemontesi, mantiene le posizioni assunte e difende con coraggio le scelte operate, un'alta parte, diciamo così d'impostazione populista, penso a Rifondazione comunista, ai Verdi di Pecoraro Scanio e al Pdci di Diliberto, oltre naturalmente ad Agnoletto che ce l'ha con globalizzazione in sé e pèr sè, ha deciso di anteporre la propria fede movimentista a quella di governo, dopo naturalmente aver approvato il progetto. Partiti di lotta e di governo? Ma si può prima decidere una cosa e poi marciarle contro? Così si determina anche tra la gente scompiglio e diffidenza. Il riformismo è un orizzonte culturale che sa sempre coniugare capacità di governo con coraggio nel difendere le scelte operate. Dubito fortemente che coloro che invece antepongono al coraggio di difendere le propria idee la ricerca del consenso di piazza possano alla fine governare questo nostro Paese. L'Italia deve entrare in Europa anche per ciò che riguarda le infrastrutture e questo governo a partire dall'approvazione della Legge obiettivo del 2001, che ha previsto uno sforzo finanziario pari a investimenti per 125 miliardi di euro in dieci anni (dei quali oltre 30 già cantierizzati) sta compiendo uno sforzo davvero notevole. Dobbiamo colmare il gap negativo nei confronti di Francia, Germania e Inghilterra che si sono dotate dei cosiddetti treni veloci ben prima di noi. Quando una parte della cosiddetta Unione decide di sposare le tesi di Agnoletto e dei non global si riduce in una condizione strutturalmente minoritaria, velleitaria e di opposizione. Dovrebbe essere chiaro anche agli italiani, prima di affidare le loro sorti nelle mani di chi decide e poi cambia opinione solo per calcolo elettorale o per connaturata vocazione alla protesta.